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Ducati e gli ordini di squadra? No, grazie

31 ottobre 2016 | by Marco Caregnato
Ducati e gli ordini di squadra? No, grazie
HISTORY

Tra gli appassionati ed i tifosi della SBK tiene banco la discussione riguardante l’ordine di squadra impartito a Rea. La Ducati nel 2009 perse un mondiale con Haga per non aver dato ordini a Fabrizio

La doppietta di Chaz Davies in Qatar, e l’impressionante sequenza di vittorie che l’hanno letteralmente trascinato a competere per strappare il secondo posto nel mondiale sono andati in fumo a causa di un ordine di squadra. Un ordine ricevuto da Jonathan Rea e prontamente eseguito per consentire a Tom Sykes di recuperare quattro punti fondamentali per battere la Ducati. In Qatar è avvenuto un pò il replay di quanto avvenne nel 2008 in F1 in Brasile. I tifosi Ferrari hanno ancora ben impressa nella memoria la scena del box rosso, ed i festeggiamenti infiniti.

Felipe Massa aveva vinto il GP, ed il rivale per il mondiale Lewis Hamilton era sesto nell’istante in cui il pilota Ferrari tagliò il traguardo. Nei box si scatenò la festa, ma un rallentamento “sospetto” di Timo Glock, consentì a Lewis Hamilton di scalare al quinto posto e di riprendersi lo scettro di campione, tenuto fra le mani di Massa solo per pochi secondi. Una delle beffe pù clamorore della storia dei GP. Fortuna o sfortuna che sia, nella domenica del Qatar la Ducati non si stava giocando un mondiale, ma solo il secondo posto in classifica.

Il Team Kawasaki Motocard ha voluto peccare di ingordigia, e nonostante Chaz Davies sia passato sul traguardo del GP da vincitore e detentore della piazza d’onore nel mondiale, dopo pochi secondi il gallese si è visto “declassare” dal rivale Tom Sykes, grazie agli impeccabili servigi di Jonathan Rea. La delusione tra i tifosi si è diffusa immediatamente, definendo questo gesto nei modi più fantasiosi sui social di mezzo mondo. Uno dei motivi della delusione, è che questo gesto è stato compiuto per strappare un secondo posto nel mondiale, e non una vittoria.

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Se Sykes fosse stato in lizza con Davies per il mondiale, il rallentamento di Rea avrebbe avuto probabilmente altre motivazioni e, seppure malvolentieri, sarebbe stato accettato dai tifosi. La Kawasaki con questo comportamento ha macchiato agli occhi dei tifosi una stagione impeccabile, portata avanti su livelli altissimi da entrambi i piloti.

Con questo comportamento appare naturale ricordare cosa accadde nel 2009, quando la Ducati si stava giocando il titolo mondiale con Noriyuki Haga. L’avversario era il marziano Ben Spies, giunto dall’AMA in SBK per far man bassa in sella alla R1 rivoluzionaria, dotata del motore con albero crossplane. Il pilota strappato alla Suzuki Yoshimura dalla Yamaha, aveva come unico obiettivo quello di vincere la SBK per poi approdare in MotoGP.

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La stagione SBK 2009 visse interamente su questo confronto di altissimo livello. Il giapponese era arrivato in Ducati per conquistare un titolo che gli era già sfuggito di mano troppe volte, ereditando la 1198 di Troy Bayliss, e riuscì a non far rimpiangere troppo il fenomeno australiano vincendo tantissimo e conquistando la vetta del campionato riuscendo a fare la parte della lepre per gran parte del mondiale. In squadra con Haga c’era un Michel Fabrizio giovane e veloce, determinato a mettersi in mostra  dopo aver passato una stagione ad imparare da Bayliss.

I rivali della Yamaha lavorarono durissimo, e Ben Spies in alcune giornate era semplicemente imbattibile. La Ducati rispondeva con tantissima consistenza, e Haga poteva contare a metà campionato un vantaggio di punti molto consistente nei confronti del rivale. Una scia di vittorie cominciata a Salt Lake negli States, consentì a Spies di chiudere il gap ed i rivali giunsero ad Imola, per la terzultima tappa della stagione con una minima differenza in campionato.

Tanti appassionati ricordano quel GP di Imola per la magnifica wild card di Marco Simoncelli, che diede spettacolo nel week end sulle rive del Santerno. La prima frazione fu conquistata di forza da Haga, che riuscì a piegare Max Biaggi e il compagno di squadra Fabrizio. Spies era invece in difficoltà ad Imola, e non sembrava in grado di essere competitivo.

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Al via della seconda frazione, apparve chiaro che sarebbe stata un’ottima opportunità per Haga di tracciare un segno profondo nel mondiale e staccare il rivale. Con ancora da disputare Magny Cours e Portimao, non sarebbe stato possibile chiudere il discorso. Ma è ovvio che una doppietta di Noriyuki Haga ad Imola avrebbe fatto tantissimo per il campionato. La gara andò secondo copione, con la variabile Simoncelli che diede spettacolo e riuscì a battere Biaggi per il terzo posto dopo un duello incredibile.

Il duo Ducati composto da Haga e Fabrizio tenne a bada il gruppone per tutta la manche, con l’italiano a dettare il ritmo ed il giapponese a seguirlo. In tanti si aspettavano un ordine di squadra, un cartello che consentisse a Fabrizio di cedere la vittoria ad Haga ed aiutarlo nella conquista del mondiale. Il cartello non fu esposto, e Noriyuki Haga perse il mondiale a Portimao. I punti di Imola sarebbero stati decisivi e quando fu intervistato Davide Tardozzi, che all’epoca era a capo del progetto SBK Ducati, il manager italiano fu chiaro :“Noi in Ducati non ce la sentivamo di togliere una o più vittorie a Michel Fabrizio. Ci dispiace per il titolo perso da Haga, ma secondo noi i mondiali si vincono in pista”. Chapeau.

Marco Caregnato

Marco Caregnato

Nel 1984, da bambino, ho avuto il mio primo contatto con una moto. Mi sono ustionato la mano! Non ho più smesso di amarle...

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